Stalag 307 matricola 25452

Belgrado, Ungheria, Vienna,  Norimberga, Magonza, Colonia, Mappen e…
Deblin Irena (Polonia)

… Arriviamo  a Deblin la sera del 6 novembre 1943, passiamo la notte nel vagone e la mattina del 7 entriamo nel campo… Siamo gli ultimi e mangiamo alle 8 di sera…

STALAG 307

FORTEZZA DEBLIN IRENA

29 marzo 1944

Oberlangen

Di questo campo di prigionia, ai confini con l’Olanda, oggi resta solo il nome della strada e un piccolo monumento fra i campi di mais. Emilio Mello Rella verrà trasferito a Sandbostel il 23 settembre.

LATHEN - OFLAG 6B

OBERLANGEN

24 settembre 1944

Sandbostel Stalag XB

Arrivati a piedi da Oberlangen il 24 settembre del 1944 (ne usciremo il 4 novembre)

STALAG XB

SANDBOSTEL

5 novembre 1944

Wietzendorf Oflag 86 (celle)

Si esce dalle celle, per il lavoro, il 18 dicembre

Wietzendorf Oflag 86

Prigione in celle

Unterluss

KZ di Unterluss (Soltau)
Dipendenza di Bergen Belsen
Dal 29-12-1944 al 8-2-1945

[…] inviato per rifiuto al lavoro, tramite la Polizia di Wietzendorf, di Soltau e di Luneburg al campo di educazione al lavoro (Straflager) di Unterluss dove rimaneva fino al 1° febbraio 1945, data in cui veniva ricoverato per una grave pleurite all’infermeria locale e successivamente inviato all’ospedale di Celle, dove rimaneva fino all’11 maggio […]

KZ di Unterluss

Soltau

DIARIO: 8/9/1943- 3/7/1945

testo completo, 15 pagine, versione PDF

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Natale 1943

[…] Di questo Natale di prigionia c’è da notare come la festività sia stata generalmente sentita, come moltissime siano state le S. Comunioni, pochi veramente freddi e restii alla grazia. Tra costoro purtroppo il mio capitano e Themelly… Ma pur non essendosi accostato ai S. Sacramenti, ha sentito la festività: con la giusta baldoria di ieri sera ha dato libero sfogo al nervosismo che l’attanagliava in questi giorni, ed era manifestamente più calmo, lieto anzi, più vicino a noi tutti suoi subalterni di compagnia. Quante cose vorrei saper dirgli! Pensavo nelle ultime ore insonni di questa notte di preparare in una “lettera aperta al mio capitano” quanto, così a voce, forse non saprò mai dirgli. Come vorrei che anch’egli potesse godere di quella pace che il Bambino Gesù è venuto a portare agli uomini di buona volontà! Bisogna che chieda a Dio di aiutarmi a trovare la via dei loro cuori: bisogna che io affini sempre più la mia pietà, che meglio conosca la virtù dell’umiltà per annullare questo amore mio di me stesso, questa stessa ambizione di essere io che parlo, piuttosto che Dio che parla servendosi della mia parola. Capisco infatti molto bene che è questo che mi è necessario insieme alla soda preparazione dottrinale e culturale… Tra poco, la Novena del S. Natale e la benedizione Eucaristica chiuderanno dal lato religioso questo Natale di prigionia: un buon Natale malgrado la prigionia; non si può essere certo molto allegri, ma sereni sì.[…]

I biscotti

[…] 8 gennaio 1944 – Questa mattina sono partiti i “repubblicani”. Liscidini se n’è andato senza salutare. Tra i repubblicani c’era anche Restagno, quello che è già in campagna dal Chirico, a Pettinengo: a quanto pare, molti fra questi aderenti, sperano di poter presto vestire l’abito civile in Italia, essendo impiegati statali. Stamattina non sono andato alla S. Messa, perchè c’era da fare “S.Martino” in camerate; infatti mi sono spostato, sono ternato, si può dire, al posto di prima, il cap. Ruffatti è ora fra me e Berardengo, che si è spostato più verso il centro della camerata. Io sono in un castello a parte, non doppio, mentre il Cap. e Berardengo vengono ad essere vicini, a contatto. La qual cosa ha due vantaggi: che io posso trovarmi e sentirmi meglio più isolato, e che il Cap. Bera e Themelly, che continuano, pare, a “confabulare” tra loro come “cospiratori”, possono a loro volta sentirsi e trovarsi più liberi. Infatti stasera Themelly ha portato non so quali pacchetti di biscotti, a quel che mi è stato dato a vedere, e se li sono sgranocchiati pian pianino, quasi evitando di far rumore, tanto a lacerare la carta, tanto a mangiarli. A dire la verità, m’aspettavo che me ne facessero parte e pure anche non lo desideravo: quasi a sancire che i nostri legami “diminuiscono” giorno per giorno, beninteso senza conseguenze per quello che è stata ed è la nostra reciproca stima ed amicizia: solo che io sono sempre più per la mia strada […]

Diario della prigionia
manoscritto scansionato (17 pagine)

Diario delle letture durante la prigionia
manoscritto scansionato (12 pagine)

Programma religioso
documento scansionato

Corrispondenza dalla prigionia:

1943 Belgrado (15 pagg, 2 MB)
1943 Notizie dalla tradotta (7 pagg, 2 MB)
1943-1944 Archivio personale in prigionia (8 pagg, 2 MB)
1943-1944 Deblin-Irena (106 pagg, 17 MB)
1944 Oberlangen (107 pagg, 57 MB)
1944 Sandbostel-Wietzendorf (38 pagg, 24 MB)
1943-1945 FRANCA, corrispondenza dalla prigionia (82 pagg, 56 MB)
1943-1944 Scritti ai benefattori, prevosto (3 pagg, 2 MB)
1944 Scritti ai benefattori, comm. Bertotto, e situazione finanziaria (9 pagg, 8 MB)

L’ OPZIONE

L’OPZIONE PRESUPPONEVA LO SCIOGLIMENTO DEL GIURAMENTO AL RE D’ITALIA E CONSISTEVA NELL’ADESIONE ALLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, INVECE: “…questi prigionieri, definiti – in seguito ad una speciale disposizione di Hitler del 20 settembre 1943 – internati militari italiani (IMI), rappresentarono uomini traditi e disprezzati che ciò nonostante non si rassegnarono e non si comportarono da opportunisti. Al contrario essi conservarono, in maggioranza, il proprio onore attraverso una resistenza le cui espressioni furono certamente molteplici, ma tuttavia possiamo definire detta resistenza con una sola parola: il NO alla collaborazione con il fascismo ed il nazionalsocialismo.”
Gerhard Schreiber. Como, 20 ottobre 1994

LE PRIME OPZIONI

7-1-44 : Oggi ho cambiato 20 sigarette zampirone” con una razione di burro e una di zucchero e poiché abbiamo avuto un pane in quattro e il rancio di questa sera è stato buono e ho Mangiato due razioni di burro e quasi due di zucchero, anche oggi mi sono sentito bene. E rendo grazie a Dio. Gli optanti repubblicani sono aumentati di numero: c’è anche Liscidini dell’Aosta; si vede che non è fermo nelle sue risoluzioni. Anche il “bersagliere”, l’Antonelli, il direttore d’orchestra, il deragliatore di treni ha optato: va un po’ a capire gli uomini quando uomini non sono! […] Ha optato anche il cap. Guerra, l’organizzatore delle “conversazioni culturali” il parolaio al quale infatti non avevo creduto. […]

8-1-44 : Questa mattina sono partiti i repubblicani”. Liscidini se n’è andato senza salutare. Tra i repubblicani c’era anche Restagno, quello che è già in campagna dal Chirico, a Pettinengo: a quanto pare, molti fra questi aderenti, sperano di poter presto vestire l’abito civile in Italia, essendo impiegati statali…

Lettera a Franca

Come si finisce a Unterluss

Wietzendorf 18 luglio 1945

Carissima Franca mia, questo scritto è affidato ad un Capitano di Novara che già conoscevo, il Cap. Fizzotti, il quale parte domani da questo campo per l’Italia. Dopo la liberazione ti ho scritto parecchie volte e spero che qualche mia notizia ti sia giunta. Ieri il Cap. Agabio ha ricevuto una lettera della moglie tramite il Cappellano don Pasa che è tornato ieri l’altro dall’Italia, dopo più di due mesi da che aveva lasciato questo campo con l’elenco dei militari che si trovavano allora qui. In quell’elenco il mio nome perché io sono arrivato al campo dall’ospedale di Celle la sera dell’11 maggio e il Cappellano è partito già la mattina del 12. dalla lettere che ha ricevuto, il Cap. Agabio, risulta che tu hai avuto qualche mio scritto dall’ospedale e questo mi fa piacere perchè preferisco che tu abbia ricevuto mie notizie, anche se non molto buone, piuttosto che saperti del tutto senza mie nuove. Tanto più che spero tu avvia sentito dagli scritti miei che ti dicevo la verità; che ero cioè ammalato ma fuori di pericolo e che, pur nella disgrazia, c’era da ringraziare il Signore che mi trovavo in un ospedale cattolico, fuori da ogni maltrattamento. Poichè c’è toccato di restare in Germania più tempo di quello che si sarebbe creduto in un primo momento,
e deve passare ancora qualche giorno prima che possa riabbracciarti e c’è mezzo di comunicare con te di comunicare con te, eccoti un breve riassunto delle mie vicende dopo che sono stato costretto a lasciare Berardengo in questo stesso campo il 18-12-1944.

Siamo stati portati ad Amburgo il giorno 19 sera. Amburgo era già allora quasi totalmente distrutta. Noi eravamo 103 ufficiali e avremmo dovuto lavorare in una fabbrica di aeroplani proprio nel porto di Amburgo. Io ero già deciso, fin dalla partenza, a tener fede alla parola data ai miei alpini a Belgrado di non collaborazione con i tedeschi. Perciò quando mi chiesero la professione io risposi che ero ufficiale effettivo e non intendevo quindi lavorare. Il giorno che si doveva andare in fabbrica fu detto a me e ad altri quattro, che come me si erano rifiutati di lavorare, di tenerci a disposizione della Polizia. Il giorno 22 mattina infatti fummo portati ad un ufficio di Polizia e poi al Consolato Repubblicano di Amburgo: la cosa, contro ogni mia previsione, andò liscia e il giorno 23 fummo riaccompagnati al campo 83 di Wietzendorf. Qui però il comando tedesco non volle saperne di riaccettarci, ci dissero di tornare ad Amburgo a lavorare e , al nostro rifiuto, ci condussero all’ufficio di Polizia di Wietzendorf e di qui , la sera stessa del 23, a Soltau dove fummo tenuti in prigione le feste di Natale. Il 27 mattina fummo interrogati ancora e ci “consigliarono” di diventare civili e stante la nostra resistenza ci tolsero a forza i gradi e i distintivi di arma. La mattina del 29 dicembre all’ufficio di Polizia di Luneburg e di lì la sera stessa, ci portarono in treno a Unteluss (Celle) al campo di punizione per rifiuto di lavoro.

Non posso dirti qui, neppure brevemente quella che fu allora la nostra vita. Eravamo un numero soltanto più, poveri esseri umani costretti a fatiche che i nostri corpi non potevano sopportare e sì che io godevo ancora di buona salute e avevo ancora qualche energia, grazie ai molti pacchi che tu e i tuoi parenti mi avevate mandato. Se pensi poi che fin da ragazzo io ero abituato a lavorare e faticare meglio comprenderai la durezza di quella vita se ti dico che nel giro di una decina di giorni le mie forze le sentii venire decisamente meno. Tuttavia il “saper lavorare” nei primi dieci giorni mi risparmiò busse e sfottiture da parte degli aguzzini russi e polacchi nonché del sergente delle SS che imperava in quel campo. Il 27 gennaio, dopo 29 giorni esatti di lavoro senza riposo (e ci toccò anche un duro periodo di lavoro notturno in una fabbrica montaggio-cannoni) non me la sentii più di tirare avanti e chiesi visita.

Ebbi fortuna fui messo con ammalati senza difficoltà. Il 29 gennaio andai alla visita medica: mi trovarono la febbre con la pleurite a destra a mi dissero di tornare per la radioscopia il giorno primo febbraio. In quei tre giorni di attesa il male fece tali progressi che, quando tornai alla visita accompagnato da un poliziotto, il medico tedesco (c’era anche un medico italiano) mi vide in condizioni così gravi che ebbe pietà del tuo povero Emilio e decise di ricoverarmi all’infermeria per mandarmi poi all’ospedale. Chiamò la sentinella che mi aveva accompagnato e le disse che io non potevo fare ritorno al campo: mi prepararono un letto e io piansi di gioia ringraziando il Signore. Fui curato con molta attenzione da parte del medico italiano e debbo dire la verità, più ancora da parte del medico tedesco che era un cattolico e per questo brigò tanto fino a che riuscì a farmi ricoverare all’ospedale cattolico S.Giuseppe di Celle. Mi fecero accompagnare a Celle il giorno 8 febbraio, dopo che ebbi avuto un biglietto di uscita dal campo di punizione per incapacità al lavoro. Alla stazione di Celle trovai ad
attendermi la vettura dell’ospedale e quando giunsi all’ospedale mi si aperse del tutto l’animo nel vedere i segni della nostra religione. Appena mi sentii meglio ti scrissi: la prima cartolina credo sia, se ben ricordo, del 14 febbraio. L’ultima cartolina te la mandai il 5 marzo poi non potei più scrivere per mancanza di cartoline. Il giorno 8 aprile ebbi dal campo di Wietzendorf la tua posta fino al 21 gennaio. Il 12 arrivarono gli inglesi a anch’io uscii dall’ospedale la prima volta per andare a procurarmi zucchero e biscotti in una fabbrica bombardata qualche giorno prima: fortunatamente erano venuti per colpire solo la stazione e lo potevano fare come ad una esercitazione. Il giorno 11 di maggio fui trasportato a Wietzendorf dove ritrovai molti amici, tra i quali Berardengo, il Cap. Agabio e Caucino che mi fu molto di aiuto nelle prime settimane.

Cara ti abbraccio perchè sono di nuovo l’Emilio di una volta.

Lettera di dimissioni per l'ospedale

08-02-1945 – TEIL I- Il documento di viaggio (Reiseschein) autorizza lo spostamento del lavoratore (NON CIVILE) italiano dall’azienda (!) dove è lavoratore il giorno 08/02/1945 da Unterluss (ort) a Celle S. Joseft Ospedale (Krankenhaus). (firmato da Rheinmetall-Borsig-Unterluss)

Lettera di dimissioni per il treno

08-02-1945 – TEIL II- L’attestato del Sindaco che autorizza l’uso della ferrovia al lavoratore il giorno 08/02/1945 durante il sopranominato tempo (TEIL I)- Unterluss. La nota (x) dice: vale solo per lavoratori dell’est e polacchi e i lavoratori civili che arrivano dai luoghi accorpati all’est. Cancellare la riga per i restanti lavoratori. (cosa che non è stata fatta)

Cartella clinica di ricovero

08-02-1945 – Impostazione della cartella clinica di Emilio Mello Rella di anni 31 e seguito.

Accettazione: cartella di ricovero

22-02-1945 – Operazione chirurgica per un grosso ascesso che si svuota una ciotola piena di pus. L’ascesso è in collegamento con l’osso del femore destro.

Lettera

27-02-1945 – lettera dal carcere: destinazione NORDITALIEN

Lettera

27-02-1945 – […] circa la mia salute vi prego di non preoccuparvi troppo […] fino a che mi trovo qui dovete essere quasi contenti […]

Dr. med. Hartung

06-05-1945 – L’italiano Mello Rella si è ammalato gravemente di pleurite dall’1 all’8 febbraio 45. Lui venne curato nella infermeria della Rheinmetall e poi trasportato all’ospedale di S.Joseph di Celle. Mello di trovava allora nel campo di educazione al lavoro di Unterluss.

...verso il lager italiano di Bergen

11-05-1945 – Il sottotenente italiano Mello Rella era in cura a causa di una pleurite (destra) dal 15.4. fino al 11.5.45 nel Lazzaretto Schutzenhaus. Viene dimesso oggi sulle proprie gambe verso il lager italiano di Bergen.